Info generali

rappresentazione teatrale:

DELITTO ALL’ISOLA DELLE CAPRE

SABATO 7 NOVEMBRE 2020 - ORE 20.30
AUDITORIUM "MODERNISSIMO" - PIAZZA DELLA LIBERTA' - NEMBRO

ingresso libero fino ad esaurimentio posti (max. 110)


TRAMA: DELITTO ALL’ISOLA DELLE CAPRE

La condizione umana è rappresentata nel dramma di Betti da un’isola e da un pozzo. Uno spazio libero che sa di vento, mare, capre al pascolo e l’altro chiuso, oscuro e sconosciuto. In una casa in rovina, circondata da una brughiera, vivono tre donne sole: Agata, la figlia Silvia e la cognata Pia. Intorno  la campagna bruciata dal vento e resa arida dalle capre che divorano tutto. Agata, e il marito Enrico erano arrivati qui, abbandonando la città con i suoi compromessi, con il desiderio di prendersi una rivincita contro il mondo, stando soli con le loro idee, la loro tenerezza e la loro (dubbia) sincerità. Il tempo ha reso questo pensiero utopia, illusione: Il susseguirsi di giornate sempre uguali, “il giorno, la sera, la cena … loro due, il vento e le capre. Forse anche i sentimenti, sempre soli con se stessi, si stancano, si consumano, restano vuoti". E così, un giorno, non essendoci più nulla da dirsi, Enrico si rivela per quello che è, un bugiardo, vigliacco,  pieno di retorica, e senza una parola, in quel silenzio, fugge, abbandonando la donna che credeva in lui, che divideva il uso lavoro, che aveva sacrificato tutta una vita. A rompere questa solitudine ecco sopraggiungere Angelo: uno strano individuo, sfacciato, remissivo, furbo, dall’aspetto ambiguo, misterioso e che parla una lingua diversa. Proviene da lontano, dice di aver girato molto e di essere stato compagno del professore Enrico Ishi marito di Agata, padre di Silvia e fratello di Pia, e da lui, prima di morire, inviato sull’isola per essere di aiuto alle sue donne rimaste sole :”vai tu in vece mia”. Egli sa delle tre donne, ma soprattutto di Agata attraverso le descrizioni del marito di lei, con il quale, come prigioniero di guerra, ha passato lungo tempo tra i reticolati. Ha raccolto le confidenze più gelose, più intime che Enrico (il marito) ha slealmente spiato e riferito generando in Angelo un morboso desiderio di possedere Agata fisicamente. La presenza di quest'uomo scuote le tre donne che la snervante solitudine e l'affocata atmosfera avevano inchiodato in una attesa senza speranza. Ma la natura primordiale delle cose e degli uomini e delle bestie prende il sopravvento impedendo così ogni razionale valutazione degli accadimenti: qualcosa di diabolico si nasconde nell’uomo venuto da lontano, angelo e demonio insieme. Tre donne sole destinate ad innamorarsi di uno straniero. Ad una ad una, esse cadono in dominio del forestiero,  rompendo un equilibrio malato che si era venuto a creare durante gli anni di isolamento. E dall’istante in cui i ruoli cambiano senso non sarà più niente lo stesso. La circostanza finirà per scatenare tra le donne rivalità,  odi,  gelosie, desideri sessuali repressi, antichi livori in un crescendo che coinvolgerà tutti. Ognuno, a suo modo, cercherà di trarsi fuori dalla storia e di porre fine ad una condizione meschina e dolorosa, fino a quando, dopo l'inevitabile alternarsi di gelosie e rassegnazioni, la tragedia esplode nel modo più impensato. Mentre Angelo scende nel pozzo, la scala gli scivola; le donne potrebbero salvarlo gettandogli una corda, ma dapprima esitano, poi assistono agli sforzi disperati di lui, infine alla sua agonia. E quando Pia e Silvia si allontanano, Agata rimane ferma, come impietrita; ormai egli è tutto suo: "Ora siamo noi due, e tutto è semplice. Tu non potrai certo andartene, e nemmeno io. Seguiteremo a chiamarci e a lottare per tutta l'eternità". È una specie di tragica veglia funebre al suo uomo e a se stessa. Le creature umane del dramma si aggirano, infatti, in un recinto senza vie d'uscite; attorte e straziate sotto il peso di una vita atroce, desolata, percorsa da febbrili sforzi per una riscossa dell'istinto. Pervaso da un erotismo sfrenato, il dramma si distingue per la linearità del soggetto: quasi un semplice fatto di cronaca; e per la mancanza di qualsiasi sottofondo ideologico: l’assenza  di redenzione. Ritorno al senso della tragedia primordiale, a reazioni che investono zone elementari della nostra umanità ma anche suggello alla storia orrenda dell' assassinio compiuto quasi nel clan chiuso, vendicatore di antiche offese. E' il maschio quello che offende, e che viene distrutto dalle femmine adoranti e tradite, dalle tre donne tra le quali egli si insinua, per possederle e pervertirle, per metterle l'una contro l'altra in una sorta di oscuro legame di rivalità generazionale.